INTERVISTA ESCLUSIVA: BLACK REFLEX: Metal ad alto riflesso, dove ogni riff brilla di oscurità e potenza.
Sono passati cinque anni dal debutto dei Black Reflex con l’omonimo album, e ora li ritroviamo con il nuovo lavoro intitolato “Zero Dawn”. Ne è valsa la pena aspettare così tanto, perché finalmente dopo vari cambi di formazione, sono arrivati al traguardo del secondo album. In ambito metal italiano, tutti i componenti della band hanno alle spalle una lunga esperienza, la quale si concretizza in un risultato eccellente. Questo disco segna una decisa crescita della band vicentina, soprattutto in termini di personalità e originalità, confermando quanto di positivo sia stato mostrato con l’esordio discografico. Nel giro di qualche anno, il loro nome si è affermato tra le più interessanti band nostrane. Forti di un sound capace di unire diverse influenze in una propria identità, sono una garanzia nel panorama metal contemporaneo. In occasione dell’uscita di “Zero Dawn”, ho fatto una bella chiacchierata con il batterista Giovanni Angiolin.
Ciao Giovanni, benvenuto su Rockitaly.
Ciao e grazie a voi per l’invito.
Come e quando è nato il progetto Black Reflex?
Il progetto Black Reflex nasce semplicemente da un mio messaggio a Davide Valle nel 2018, sapevo che aveva lasciato la sua band e gli ho chiesto se era interessato ad un progetto appunto di musica originale con me, ne è rimasto entusiasta, ci siamo trovati da lì a poco ed è nato tutto.
Come nascono i pezzi dei Black Reflex?
I pezzi dei Black Reflex nascono più o meno come per la maggior parte delle bands, si parte da un’idea di chitarra (al 90% di Davide) e si sviluppano giri, ritornelli ecc.., nel frattempo Francesca lavora sulle arie ed eventualmente si cambiano accordi o bridges in base a ciò che può risultare più lineare per il brano.
Di cosa parlano i testi dei nuovi brani?
Per i testi, la persona più indicata a parlarne sarebbe Francesca, poiché ha totalmente carta bianca e noi siamo suoi complici nel proporre in musica ciò che lei vuole gridare al mondo. Posso prenderne le veci in parte, perché conosco ovviamente di cosa trattano. Come nell’album precedente sono testi molto introspettivi, di situazioni di vita realmente vissute e di situazioni particolari, spesse segnate da periodi di sofferenza e preoccupazione, a volte ripagati da piccoli momenti di gioia e di speranza. I testi sono molto importanti per Francesca e sono molti importanti anche per me personalmente, in quanto nelle mie bands precedenti spesso ero io il “paroliere” e le argomentazioni erano in qualche modo legate.
Ci vuoi parlare del nuovo album “Zero Dawn”?
Certo, ma semplicemente è stato un lungo lavoro preparato in maniera diversa dal primo, ci sono stati anche dei cambiamenti in formazione e questo ha rallentato i tempi ma, in parte ha fatto sì che si trovasse un equilibrio. Abbiamo cercato di migliorarci in ottica di crescita compositiva e spero che l’ascoltare possa cogliere questo.
Il vostro sound trova la perfetta formula tra tradizione e modernità, potenza e melodia. Quanto è difficile trovare ogni volta il sound giusto per ogni strumento?
La ricerca del suono è molto importante, ma appunto per questo ognuno di noi strumentalmente ha da tempo il proprio suono, una specie di marchio di fabbrica personale, la tecnologia può aiutare a migliorare questo, ma lo studio viene dal corso di anni di prove, di soldi spesi bene e di passione per riuscire a trasmettere ciò che si sente dentro ognuno di noi.
Ognuno di voi porta influenze musicali diverse?
Direi di no, naturalmente tutti noi veniamo da quelli che sono stati gli anni ‘80 e da tutta la rivoluzione musicale soprattutto nel Rock/Metal, ma sempre con un occhio di riguardo ai grandi maestri degli anni ’60 e ’70, cerchiamo per quanto possibile di provare ad avere un minimo di originalità nel comporre.
Quali sono i maggiori sacrifici che deve affrontare oggi una band?
Per i sacrifici bisognerebbe che ogni band soprattutto in questo paese, ne scrivesse un tomo!!! Ma se lo facciamo è perché è una passione fortissima, per alcuni è parte fondamentale della propria vita.
Quanto è importante per voi suonare dal vivo?
Suonare dal vivo fa parte dell’essere musicista, fa parte del “faccio questo anche per fare questo”: è dal vivo che il pubblico vede se ciò che trasmetti in musica lo trasmetti anche con te stesso … purtroppo la situazione peggiora sempre di più per quanto riguarda avere la possibilità di esibirsi. Il mondo è cambiato e qui bisognerebbe aprire un triste capitolo che forse non tutti capirebbero: oggi tutto è indirizzato, molto più di un tempo a fini prettamente commerciali e di interesse economico, ma siamo fiduciosi e non vediamo l’ora di suonare ciò che desideriamo proporre al pubblico.
Come si fa a mantenere lo stesso entusiasmo dopo tanti anni di attività?
Guarda … semplicemente passione, amore per ciò che ci scorre nelle vene e che ci fa battere una parte del cuore: si chiama musica. Dico una parte del cuore perché c’è anche la vita reale che ne ha la maggior parte, con i problemi, le sofferenze e solamente a volte le piccole gioie che spesso tutti noi musicisti traduciamo in musica sperando di trasmettere in emozione ciò che anche una parte di rabbia vorrebbe dire.
Benissimo Giovanni, ti ringrazio per l’intervista.
Di nulla … è sempre un piacere parlare di tutto ciò e sono io invece che ringrazio voi e te, Luca, per l’intervista. Rock ‘n’Roll!!!
Intervista By Luca Ballan, courtesy by A.N.L. 2026
BLACK REFLEX line-up:
Francesca Battistini: Vocals
Davide Valle: Guitars
Mirko Dorian Fabris: Guitars
Bruno Collareda: Bass
Giovanni Angiolin: Drums
Segui la band: https://www.facebook.com/Black.Reflex.2018



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